Il Diabete Mellito in età pediatrico-adolescenziale

Il Diabete Mellito in età pediatrico-adolescenziale

Che i Lions abbiano deciso di dedicare i loro sforzi dei prossimi anni soprattutto a migliorare la prevenzione, l’assistenza ed a finanziare la ricerca nel campo della Diabetologia Pediatrica è una scelta molto opportuna poiché si tratta di una delle branche della Pediatria nei quali si stanno facendo importanti progressi scientifici e culturali che stanno migliorando enormemente la qualità della assistenza sia in termini di prevenzione che di qualità di vita dei bambini e degli adolescenti.

Il diabete mellito è la più frequente endocrinopatia dell’età pediatrico adolescenziale.

Si tratta di una malattia metabolica che, fino a pochi anni, sembrava essere dovuta ad un’unica patogenesi (prevalentemente autoimmunitaria) mentre, grazie agli importanti sforzi della ricerca scientifica compiuti negli ultimi anni, si è scoperto che può avere diversi fattori etiologici al punto che da poco, grazie soprattutto alla ricerca italiana, è stato possibile creare una nuova classificazione di questa patologia.

Tale classificazione prevede il diabete autoimmune tipo 1 che è la forma più frequente, il diabete non autoimmune che può essere suddiviso nelle forme monogeniche ereditarie, sindromiche e nell’emergente diabete tipo 2 dell’adolescente secondario all’aumentata prevalenza di sovrappeso ed obesità.

Il diabete mellito tipo 1 è dovuto alla distruzione autoimmunitaria delle beta cellule pancreatiche deputate alla produzione di insulina. La carenza di insulina riduce la metabolizzazione del glucosio con conseguente aumento della glicemia (zucchero nel sangue), comparsa di glucosio nelle urine (glicosuria) con aumento della quantità di queste ultime, comparsa di necessità di urinare frequentemente anche durante la notte (nicturia o enuresi) e aumento della sete.

Non potendo usare il glucosio per la carenza di insulina, aumenta il catabolismo dei grassi le cui scorie sono i cosiddetti “corpi chetonici” (acetone) che compaiono nelle urine, e nel respiro (alito acetonemico). Se non si interviene subito, la malattia va avanti in maniera molto veloce determinando un aumento della frequenza respiratoria, progressiva disidratazione con perdita di peso e, infine, obnubilamento del sensorio e coma.

Uno dei primi obiettivi, dunque, che i Lions devono porsi è quello di implementare tutte le campagne tese ad aumentare la conoscenza dei primi sintomi del diabete per fare in modo che i bambini con diabete possano giungere alla diagnosi nelle prime fasi di distruzione autoimmunitaria delle beta cellule pancreatiche e non in coma.

Si è molto discusso su come dover condurre tali campagne e, soprattutto, quali “attori” dovessero essere i protagonisti e i target. E’ necessario far arrivare alle famiglie il messaggio che un bambino che urina e beve molto debba essere riferito subito al pediatra deve essere esposto (locandine, volantini ecc) in tutti i luoghi frequentati dai bambini quali gli studi dei pediatri di libera scelta, i centri vaccinali, le scuole, le farmacie e, infine, attraverso il coinvolgimento dei media e dei social (filmati, vignette, ecc).

La riuscita delle campagne ridurrebbe il numero di bambini che arrivano in coma alla diagnosi evitando la possibilità di terapia tardiva e di gravi incidenti quali addirittura la morte. Inoltre, è stato dimostrato che una precoce insulinizzazione previene la successiva distruzione del pancreas con la possibilità di lunghi periodi di remissione e, addirittura, prevenzione delle complicanze croniche a distanza.

Subito dopo la diagnosi di diabete mellito tipo 1, il bambino deve praticare la terapia con insulina mediante multiple somministrazioni al giorno oppure mediante microinfusore sottocutaneo di insulina. Tale terapia prevede che le famiglie siano coinvolte in un processo di educazione terapeutica che prevede una progressiva autonomia dal Centro con la possibilità di effettuare anche scelte terapeutiche indipendenti.

Il diabete mellito tipo 1, infatti, è una delle poche patologie nelle quali si dice che “curare gli altri è bene ma insegnare agli altri a curarsi da soli è meglio”.

Il momento del ritorno a scuola per un bambino con diabete, protesizzato con insulina, monitorato con sensori glicemici real time, con la possibilità di rischiare crisi ipoglicemiche ecc. è un momento particolarmente importante perché in breve tempo ci si rende conto che la scuola deve essere responsabilizzata nella gestione della patologia come avviene con le famiglie. In questa opera di sensibilizzazione delle scuole, un intervento dei Lions potrebbe essere particolarmente utile ed interessante.

Una convenzione tra Ministero della Sanità e Ministero della Pubblica Istruzione ha deliberato che per tre patologie pediatriche: Diabete mellito tipo 1, Epilessia e Allergie, il personale scolastico può derogare dalla regola di non poter praticare farmaci a scuola e, dopo un corso di autogestione presso uno dei centri regionali dedicati a tali patologie, può, nel caso del diabete tipo 1, con il consenso dei genitori, praticare le glicemie, l’insulina e somministrare liquidi zuccherati o praticare il glucagone per iniezione intramuscolare in caso di ipoglicemia grave.

L’intervento dei Lions, a questo livello potrebbe essere decisivo organizzando campagne educative rivolte agli insegnanti con il coinvolgimento dei genitori, del personale sanitario dei centri e con gli psicologi dell’età evolutiva molto impegnati nella gestione delle problematiche di accettazione tra coetanei dei bambini e dei ragazzi con diabete.

Poiché la terapia del diabete mellito tipo 1 prevede, oltre la terapia con insulina, anche l’adozione di una corretta alimentazione seguendo i consigli della dieta mediterranea e una corretta attività sportiva, l’intervento dei Lions potrebbe anche mirare al coinvolgimento delle palestre e dei luoghi di sport per organizzare corsi di aggiornamento per gli allenatori, i preparatori atletici e i laureati in Scienze Motorie dedicati ai bambini e agli adolescenti con diabete mellito.

L’utilizzo del pancreas artificiale totale (sensore real-time della glicemia collegato a microinfusore sottocutaneo di insulina) è ormai sempre più routinario nella terapia del diabete mellito tipo 1. Tali sistemi si stanno sempre di più perfezionando e la ricerca migliorativa sta creando strumenti sempre più moderni che si stanno adeguando, attraverso il GPS, le fotografie del piatto che si sta per mangiare ecc, alla vita del bambino con diabete.

Diabete Mellito monogenico

Il muro concettuale secondo il quale il diabete dell’eta pediatrica adolescenziale è invariabilmente “diabete mellito tipo 1”, insulinodipendente  mentre il diabete dell’adulto è indiscutibilmente “diabete tipo 2”, non insulinodipendente, sta definitivamente crollando grazie al fatto che negli ultimi anni si sono scoperte nuove forme di diabete ad insorgenza in età pediatrica dovute a patogenesi monogenica ereditaria che non necessitano di terapia insulinica.

Tale scoperta è stata una vera e propria “rivoluzione copernicana” in medicina che ha permesso di “svezzare” dall’insulina motti pazienti che, negli anni e nei decenni scorsi erano stati trattati “erroneamente” con insulina.

I Lions potrebbero attivarsi, in questo capitolo della diabetologia organizzando campagne mediatiche e culturali rivolte soprattutto ai medici volte a riconoscere le forme di diabete non autoimmune monogenico per permettere di “svezzare” i pazienti dal la terapia insulinica ed attuare una terapia “farmacogenetica” che prevede l’utilizzo di farmaci che agiscono sul meccanismo di secrezione dell’insulina sulla base della mutazione trovata. La possibiltà di sostituire la terapia multiniettiva con insulina con la terapia orale a base di farmaci segretagoghi, si rivelerà molto importante perché ridurrà eneormamente i costi di gestione, i costi dei farmaci e dei sistemi di monitoraggio e, infine, ma più importante, migliorando enormemente la qualità della vita dei pazienti e delle famiglie.

Diabete mellito tipo 2 dell’adolescente

L’aumento dell’obesità infantile degli ultimi decenni ha comportato la comparsa, soprattutto nelle regioni meridionali italiane, di una nuova forma di diabete che, fino a poco fa, era stato soltanto descritto in minoranze etniche degli USA o in popolazioni orientali (cinesi)

Tale forma di diabete è dovuta ad un deficit relativo di insulina secondario alla insulino resistenza tipica del paziente adolescente obeso.

La terapia consiste nella adozione di uno stile di vita che permetta (dieta ed esercizio fisico) una adeguata riduzione del peso con possibilità di remissione anche totale. La terapia farmacologica (metformina o talora insulina) la si riserva nei casi in cui risulta vana la riduzione del peso.

Per la prevenzione e la cura dei pazienti con diabete tipo 2, l’intervento dei Lions potrebbe, addirittura, essere decisivo e molto importante.

Qualsiasi campagna a favore della prevenzione del diabete tipo 2 dovrà essere rivolta alla prevenzione in generale della obesità infantile.

Le regioni Campania e Calabria, secondo lo studio “Okkio alla salute”, sono le regioni italiane con la maggiore prevalenza di obesità in età infantile. Addirittura, la metà dei bambini di 9 anni, appartenenti a queste due regioni italiane, sono obesi o in sovrappeso. Non è un caso, quindi, che proprio in tali due regioni, si sono registrati i primi casi di diabete tipo 2 dell’adolescente e , a tutt’ora, le casistiche sono le più numerose ‘Italia. Molto interessante è la consapevolezza che tale forma di diabete risulta essere reversibile dopo la riduzione del peso.